MA LA MIA BANCA E' SICURA?

A seguito delle note vicende molti risparmiatori hanno cominciato  a farsi una domanda che per lungo tempo non si era nemmeno posta:

"ma la mia banca è sicura?"

Ma la mia banca è sicura?

A seguito delle note vicende molti risparmiatori hanno cominciato  a farsi una domanda che per lungo tempo non si era nemmeno posta: ma la mia banca è sicura?

Sono più di dieci anni che mi occupo di formazione finanziaria e molte volte ho chiesto ai partecipanti ai corsi se secondo loro una banca poteva fallire. Per molti anni la risposta è stata un secco no, accompagnata da un’aria interrogativa che sotto intendeva, ma che razza di domanda mi fai?

Eppure anche allora le banche poteva fallire, ma nell’immaginario collettivo questo non era contemplato.

Oggi è come se all’improvviso tutti si fossero svegliati da una sorta di torpore, da una specie di ipnosi collettiva e la presa di consapevolezza che anche le banche possono fallire ha fatto sorgere la domanda che si è fatta sempre più chiara e prepotente.

Ma non è semplice rispondere a questa domanda, e non credo spetti al semplice risparmiatore doversi muovere tra bilanci, rating, raccolta e impieghi, in fondo questo è un compito che dovrebbe spettare all’attività di vigilanza.

Ma vediamo quando e perché una banca potrebbe trovarsi in difficoltà:

  1. Perché ha un eccesso di sofferenze (ha prestato denaro che non è rientrato)

  2. Perdite per operazioni proprie (ho investito male le proprie risorse finanziarie)

  3. La corsa agli sportelli (e’ evidente che se tutti i correntisti corressero agli sportelli a ritirare i lori risparmi la banca andrebbe in “banca-rotta”).

 

Quali indicatori possono aiutarci?

Un primo  indicatore è il CET1 (Common Equity Tier 1) , sì avete ragione un temine semplice e di facile comprensione per tutti …

E’ il parametro che misura la solidità di una banca e rappresenta il rapporto tra il capitale ordinario di un istituto e le sue attività ponderate per il rischio, cioè il rapporto tra il credito erogato e il capitale proprio.

Più è alto il parametro, più la banca è solida.

E’ preferibile che  la banca abbia un CET1 superiore al 10%.

Ma le nostre banche soffrono di un problema di sofferenze, 16% del credito.

Quando le banche hanno crediti in sofferenza maggiori del capitale è evidente che hanno un problema serio.

(attenzione quindi ad acquistare obbligazioni magari subordinate della banca).

Importante quindi verificare quanto le banche hanno accantonato per coprire le sofferenze.

Su questo punto ogni banca adotta una sua strategia.

Più una banca ha una politica prudenziale più realizza accontamenti , altre banche fanno politiche di accontamento più blande, in questo modo il CET1 risulterà più solido ma le sofferenze meno coperte.

C’è poi tutto il capitolo degli investimenti in proprio,  non sono mancati casi di banche che hanno risentito di operazioni finanziarie sconsiderate causate da incompetenza o da interessi personali.

E’ evidente che non sia proprio facile per un comune cliente valutare l’affidabilità di una banca.

Quindi?

I correntisti fino a 100.000 sono tutelati dal Fondo interbancario.

Diverso il discorso se si comprano obbligazioni della banca, è sempre bene leggere attentamente le clausole e comprare solo ciò che si capisce.

Se il prodotto non è chiaro è sempre meglio non investire e la frase “mi sono fidato, me l’ha consigliata il mio gestore” comincia ad essere una evidente stortura.

La banca è un negozio e vende prodotti, dovrebbe avere un linguaggio più semplice e trasparente in modo da permettere al suo cliente informato e consapevole di capire cosa sta comprando.

© 2017 by Daniela Lorizzo Consulente di Economia Consapevole

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